Prigione N# 5

È uscito finalmente anche in italiano “Prigione N# 5“, formidabile lavoro di Zehra Doğan. Il suo “album dall’interno” delle carceri turche, steso nelle galere di Diyarbakir e Tarso nelle quali, assieme alla detenzione a Nusaybin, ha trascorso quasi tre anni della sua vita.

Non saprei quali altri parole aggiungere alle poche righe con le quali introducevo l’intervista che le chiesi a proposito della grande mostra “Avremo anche giorni migliori”, tenuta a Brescia tra la fine del 2019 e i primi mesi del 2020. Nelle 130 pagine illustrate di quest’opera c’è la sua storia, quella delle tante compagne di cella, la storia del popolo curdo e il lato oscuro, la forra nera, della Turchia.

Con una matita, una penna e poco altro, con la forza irriducibile dei suoi disegni, delle sue trasfigurazioni, Doğan ci intride di passione, di eros, di bellezza; da corpo e riverbero alla dignità, alla lotta, alla resistenza; rappresenta e illumina l’essenza nuda e cimosa della solidarietà, della condivisione, della sorellanza; ci getta nell’abisso dell’abbruttimento assoluto dei torturatori turchi, il luogo dell’inimmaginabile, laddove sembra impossibile che alcuni umani siano passati senza una mutazione definitiva, l’esplosione di ogni minima fibra che possa dare un senso, una ragione, un qualsivoglia valore all’affermazione: “ecco un mio simile”.

In questo affresco di grafite e lacrime, di carta da pacco e polvere ammuffita, si scopre il lago basso e brumeo, infinito, del dolore e della morte di tanti uomini e donne curde, nominate una per una, con un suono che sembra accompagnarle direttamente dalla terra al cielo, nel firmamento di una costellazione che non potrà spegnersi mai più. Con il gesto d’amore di una forza insuperabile Zehra arriva dritta al cuore di una umanità gravemente ammalata, indicandone la via d’uscita, l’unica autentica medicina.

Un volume che viene pubblicato nel nostro paese proprio quando la cruda natura dei rapporti tra Italia, Europa e Turchia sembra tornare all’ordine del giorno. Verrebbe da consigliarlo al nostro premier, che si dice pronto a trovare “il giusto equilibrio” nei rapporti con il potere “dittatoriale” turco, e che forse non ha la sia pur minima, pallida e stinta idea di quale sia l’afflizione disperata nella quale versa una parte preponderante delle genti che vivono in quel paese. Ma verrebbe da consigliarlo anche alla Presidente della Commissione Europea che pure ha affermato: “Per noi i diritti umani non sono negoziabili, hanno priorità assoluta nelle nostre relazioni”.

Per trasformarsi in complici delle sevizie e delle brutalità più sconvolgenti mai apparse sul pianeta basta un semplice giro di giostra. E un cestino dei rifiuti, nel quale gettare le proprie distratte parole.

Aprile 2021, Brescia

Intervista a Zehra Doğan: https://saveriani.it/missioneoggi/archivio-m-o/item/avremo-anche-giorni-migliori-l-arte-per-la-liberta-intervista-a-zehra-dogan

“Avremo anche giorni migliori”, la mostra a Brescia: http://bit.ly/2VnWrGV

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